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Con la sentenza n. del 5 gennaio 2015la Corte di Cassazione ha ribadito che un compenso forfettario pagato quale controprestazione allo straordinario effettuato dal lavoratore deve essere sempre considerato quale parte della retribuzione fissa, ciò indipendentemente dalla qualificazione formale attribuita dal datore di lavoro. In particolare, la natura di un trattamento economico deve essere ricostruita tenendo conto non solo degli elementi strettamente formali, ma deve considerare anche il comportamento complessivo concretamente tenuto dalle parti.

I giudici della Suprema Corte evidenziano come tale compenso sia da considerare come superminimo individuale e, come tale, retribuzione stabile e ricorrente nel tempo.

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Con la seconda sentenza n. 23068 del 10 ottobre 2013 la Corte di Cassazione
ha dichiarato illegittimo il licenziamento del lavoratore se la patologia non è
particolarmente invalidante e compatibile con le mansioni assegnategli, una
volta adottate le cautele di legge in grado di ridurre i rischi per la salute, anche
quando il medico competente si sia espresso sulla inidoneità del dipendente.
La Corte ha respinto così il ricorso della società datrice di lavoro, ritenendo
che nella fattispecie la Corte d’appello ha adeguatamente motivato il proprio
convincimento in merito alla idoneità del lavoratore allo svolgimento delle
mansioni lavorative facendo leva proprio sul parere tecnico del consulente
d’ufficio e condividendone le conclusioni.
Viene ribadito nella sentenza che: “nel caso di contrasto tra il contenuto del
certificato del medico curante e gli accertamenti compiuti dal medico di controllo,
il giudice del merito deve procedere alla loro valutazione comparativa al fine di
stabilire (con giudizio che è insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente
motivato) quale delle contrastanti motivazioni sia maggiormente attendibile,…”

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Come si evince dalla sentenza, il ricorso presentato dalla Regione Piemonte e da altre regioni per chiedere l'incostituzionalità dell'articolo 31, co. 1 e 2, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, è stato respinto.

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Su iniziativa vertenziale della UILTuCS, la Corte d’appello di Torino  ha condannato un’azienda della ristorazione collettiva ad elevare l’orario di lavoro contrattuale, ad una dipendente part time operante nelle mense scolastiche, al minimo previsto dal Contratto Nazionale di Lavoro  e cioè a  15 ore settimanali ed al conseguente pagamento degli arretrati.