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In caso di malattia del lavoratore, la visita fiscale effettuata dal medico di controllo dell’Inps è volta a valutare l’effettività della infermità e l’eventuale incompatibilità con il lavoro. Pertanto, proprio per rendere possibile tale controllo, il lavoratore deve comunicare tempestivamente al datore di lavoro la propria assenza per malattia e l’indirizzo di reperibilità (se diverso dalla residenza o domicilio abituale).

Il lavoratore ammalato deve sottoporsi, preferibilmente sin dal primo giorno di malattia, ad un accertamento sanitario da parte del proprio medico curante, che produce un’apposita certificazione. Il medico è tenuto ad inviare la certificazione per via telematica all’INPS, con le specifiche tecniche e le modalità procedurali determinate dall’Istituto.

Ma che succede se il certificato fornito dal proprio medico di base fornisce una ricostruzione del quadro clinico del lavoratore in malattia differente da quello che, dopo, rileva il medico inviato dall’Inps?

Nell’ipotesi di contrasto tra certificato del medico curante e quello del medico di controllo non è obbligatorio accettare acriticamente la certificazione del medico di controllo.

Il lavoratore sottoposto a visita fiscale che non accetta il certificato del medico di controllo deve eccepirlo subito al medico stesso, il quale deve annotarlo sul referto; il giudizio definitivo spetta al coordinatore sanitario della competente sede INPS.

Finché tale giudizio definitivo non sia espresso e comunicato al lavoratore, quest’ultimo è autorizzato a comportarsi come prescritto dal medico curante [1].

Quindi, se il dipendente non riprende a lavorare nella data indicata dal medico di controllo dell’Inps – il quale abbia modificato la prognosi del medico curante – la sua assenza dal lavoro non può essere considerata come ingiustificata se il lavoratore non abbia accettato il responso del medico di controllo [2].

Se ne dovesse nascere una lite in tribunale, il giudice investito della causa è tenuto a compiere un esame comparativo tra i due certificati al fine di stabilire quale sia maggiormente attendibile [3].

Il datore di lavoro può, di contro, provare la non veridicità della certificazione del medico curante o l’inesistenza della malattia [4].

Il certificato rilasciato dal medico di controllo fa fede, fino a querela di falso, soltanto dei fatti e non del giudizio relativo alla diagnosi della malattia [5]. Per esempio: se il medico dell’Inps ha trovato il lavoratore che era in giardino a tagliare l’erba, il fatto da questi indicato nel verbale medico fa fede pubblica e può essere contestato solo con il procedimento “aggravato” detto querela di falso; stesso discorso se il medico fiscale verifica l’assenza di febbre nel malato. Diversa, invece, sarebbe la valutazione del quadro clinico complessivo del dipendente o l’interpretazione di un determinato sintomo come ascrivibile a una specifica patologia piuttosto che a un’altra. Oppure il giudizio sui giorni necessari alla guarigione. In questi casi, la contestazione da parte del lavoratore è più facile perché non richiede il procedimento di querela di falso.

[1] Pret. Milano sent. del 28.07.1995.

[2] Art. 6, c. 2, DM 15 luglio 1986.

[3] Cass. sent. n. 5027/1998.

[4] Cass. sent. n. 2953/1997.

[5] Cass. sent. n. 8124/1987.

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La UILTuCS chiama alla mobilitazione e alla lotta le lavoratrici e i lavoratori delle aziende aderenti a Federdistribuzione e della Distribuzione Cooperativa per l’intera giornata di venerdì 22 dicembre 2017.

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La UILTuCS, attraverso il suo segretario generale ha provveduto a inviare una comunicazione formale al Ministero del Lavoro sulla grave situazione che si sta verificando presso diverse aziende della grande distribuzione, aderenti a Federdistribuzione.

In particolare, viene segnalato nella lettera al Ministro che: a) sono da lungo tempo definitivamente cessate le trattative volte a verificare la possibilità di sottoscrivere un contratto collettivo nazionale di lavoro con Federdistribuzione; b) le aziende aderenti a Federdistribuzione continuano ad applicare il CCNL Confcommercio del 2011, ossia un CCNL che è scaduto da oramai quasi cinque anni e che le legittime parti stipulanti hanno provveduto a rinnovare il 30 marzo 2015, modificandolo ed adeguandolo, secondo la naturale dinamica sindacale, alle mutate condizioni derivanti dall’evoluzione del contesto economico.

Pertanto, la UILTuCS ha chiesto che non si consenta alle aziende aderenti a Federdistribuzione, tutte imprese lucrative del settore del terziario, di operare in regime di dumping con le altre imprese del medesimo settore, permettendo loro di versare una minore contribuzione previdenziale e di fruire dei benefici economici e normativi previsti dalla legge, pur non rispettando il c.c.n.l. che regola il settore nel quale esse operano; e quindi si richiede al Ministero di fornire agli enti ed alle strutture preposte le linee di condotta e le direttive operative idonee ad assicurare l’uniformità e l’efficacia dell’attività di vigilanza e degli accertamenti ispettivi in merito alla situazione evidenziata.

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Il 13 novembre si è svolto un incontro tra le Segreterie Nazionali e Federfarma finalizzato
a valutare le condizioni per riavviare il negoziato per il rinnovo del contratto nazionale delle
farmacie private scaduto nel 2013.
La trattativa è in una fase di stallo da quasi cinque anni e si è condivisa la necessità di
procedere in tempi rapidi ad un confronto volto a rafforzare le competenze e le professionalità del
settore, confermando la farmacia quale presidio sanitario territoriale nello svolgimento del ruolo
sanitario e sociale e nella dispensazione del farmaco come vendita assistita.
Abbiamo preso atto delle dichiarazioni di Federfarma di voler investire nel settore anche
attraverso la formazione continua e di cogliere le opportunità legislative esistenti, con particolare
riferimento al welfare aziendale, al fine di definire un contratto nazionale adeguato ai tempi.
Come parte sindacale abbiamo ribadito le priorità del negoziato, a cominciare dalla
definizione dei congrui incrementi salariali adeguati alle professionalità di settore e che
contemplino anche un recupero in termini economici considerata la lunga vacanza contrattuale.
E' nelle intenzioni delle parti affrontare in maniera organica gli approfondimenti delle
diverse parti del ccnl e nell'ambito della prima giornata di confronto dell' 11 dicembre 2017, si
affronteranno le questioni dei capitolati contrattuali riferiti a relazioni sindacali, contrattazione di
secondo livello, welfare contrattuale.

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Raggiunto l'accordo con Confcommercio in ordine alla ricollocazione della tranche di aumento salariale di 16 euro al quarto livello (riparametrato per gli altri livelli), la cui erogazione prevista per il mese di novembre 2016 era stata sospesa, verrà corrisposta con le competenze del mese di marzo 2018

E' stato previsto uno slittamento della data di scadenza del CCNL dal 31/12/ 2017 al 31/7/2018

È stata inoltre sottoscritta una clausola generale che impegna le parti firmatarie del CCNL del Terziario, della Distribuzione e dei Servizi a non sottoscrivere contratti collettivi nazionali di lavoro nel settore commerciale (es. Federdistribuzione, Coop) che prevedano aumenti salariali inferiori a quelli previsti nel CCNL Confcommercio.

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